6 attività irresistibili che fanno sorridere una bimba dai 2 ai 3 mesi

Tra i due e i tre mesi Amelia ha fatto grandi progressi! Ha più forza nel collo e la testa sta più eretta. Inoltre ha imparato a fare dei grandi sorrisi.

I primi sorrisi sembravano delle prove, credo che non fossero intenzionali, ma ora ci sorride proprio quando è felice di qualcosa.

Attività irresistibili per farla sorridere

  • Bagnarsi i piedini
  • I versetti, i discorsi e le canzoncine
  • Lo specchio
  • Le calamite 
  • Il massaggio
  • Le coccole in famiglia

Bagnarsi i piedini

Amelia è ancora abbastanza minuta da farsi il bagnetto nel lavandino del bagno. Le piace molto e non prova fastidio quando le lavo la testa o il viso. Una volta si è così rilassata che ha sbadigliato. Dopo il bagnetto e il latte, scivola nel sonno più facilmente.

Ma c’è un altro gioco “acquatico” che adora. Bagnarsi le gambine! Ad ogni cambio di pannolino ormai lo facciamo sempre.

Al cambio lavo sempre Amelia sotto il getto d’acqua del rubinetto. La metto nella posizione che insegnano le puericultrici dopo il parto, appoggiando la testolina nell’incavo del mio braccio e tenendole le gambine sollevate.

Una volta ho lasciato una gambina libera vicino al getto dell’acqua e ho notato che Amelia
cercava di raggiungerlo con il piedino. Nei primi giorni faceva fatica e sembrava che arrivasse al getto quasi per caso, ma in pochi giorni i suoi movimenti si sono affinati e Amelia ha acquisito più controllo.

Mentre fa questo giochino a volte è rilassata e altre volte fa dei grandi sorrisi. Sicuramente le piace molto, perché quando la appoggio sul fasciatoio per rivestirla inizia a piangere! Non mi resta che farla giocare un altro po’.

I versetti, i discorsi e le canzoncine

Nei momenti di veglia io e Amelia ci facciamo delle gran chiacchierate!
A volte la posiziono supina sopra il letto con due cuscini ai lati poiché ai neonati piace essere contenuti. Ho notato che lei è molto più tranquilla rispetto a quando non li metto e questa è diventata una nuova routine.

Altre volte la metto sopra il tavolo. Lei non ama rimanere nella navetta (ma quanto mai ci sta?). Allora posiziono il materassino al centro del tavolo della cucina e sotto, sul lato della testa, metto un asciugamano ripiegato per evitare rigurgiti. Lì sopra Amelia, avendo una visuale più ampia, rimane volentieri.

Una volta trovata la posizione, o le dico: “ooooh, quanto sei belllaaa!” e frasi del genere o le canto una canzone o le dico cose senza senso tipo “ooooh, lalalla, papapa,mamamamma”. Lei all’inizio dei suoi due mesi mi osservava interessata e basta, poi man mano che sono passati i giorni ha iniziato a farmi larghi sorrisi e ad aprire la bocca cercando di articolare qualche suono, ma ancora non ci riusciva. Ora, avvicinandosi ai tre mesi, risponde ad ogni frase con “èèèh, ngu èoo”. È bellissimo osservare i suoi progressi!

Lo specchio

Lo so, dovrei attaccare al muro, ad altezza bimbo, uno di quegli specchi orizzontali che si vedono nelle invidiabili case montessoriane americane, mettere un materassino a terra e lasciare che Amelia si specchi così. Sì, sì, tutto bello, forse verso i sei mesi lo farò, per ora ci accontentiamo dei nostri metodi spartani.

Il nostro è un semplice specchio a pavimento, quello che usiamo per controllare se siamo vestiti a modo. Quando ci passiamo davanti con Amelia in braccio (cioè sempre), ci soffermiamo lì davanti. Amelia osserva interessata le immagini riflesse, mentre io le parlo, le canto una canzoncina o le faccio le smorfie.

Le calamite

Nei primi tempi ad Amelia interessavano le calamite nere. La sua vista doveva ancora svilupparsi e l’alto contrasto delle calamite nere sul frigo bianco le permetteva d  avere una visione meno sfocata.

Io mi mettevo vicino al frigo con lei in braccio e spostavo le calamite con un dito lentamente in modo che riuscisse a seguirle con lo sguardo. Verso la fine del secondo mese ha iniziato ad interessarsi alle calamite colorate, che osserva con stupore.

 

 

Il massaggio

Il massaggio in genere lo pratico dopo che ha poppato e dopo averla cambiata. Inizio dalla posizione prona, perché se si dovesse addormentare dovrei metterla supina e potrebbe svegliarsi. Poi la giro e le massaggio braccia, gambe e pancino.

A volte lei non ha voglia di essere massaggiata e lascio perdere. Ci sono però dei giorni in cui all’inizio del massaggio muove convulsamente gambe e braccia, poi piano piano si ferma e infine si abbandona al sonno.

Per le manovre uso le indicazioni che mi hanno fornito al corso preparto, ma in rete ci sono diversi tutorial sul massaggio neonatale. Mi sembra ben fatto questo .

In commercio esistono diversi libri sul massaggio. In particolare sto puntando questo libro.

Massaggio al bambino, messaggio d’amore. Manuale pratico di massaggio infantile per genitori. Ed.illustrata di Vimala McClure.

Si tratta di un libro che ha ricevuto molte recensioni positive. L’autrice dà la possibilità di leggerne un estratto e mi sembra interessante. Sarà il mio prossimo acquisto!

Coccole in famiglia

Noi le facciamo la sera sul lettone prima di spegnere la luce. Metto Amelia tra me e Marcello, mentre io e Mauro siamo ai lati del lettone.

Chi l’ha detto che tra fratelli debba per forza esserci gelosia? Nei primi tempi Marcello voleva capire come sarebbero cambiate le cose con l’arrivo della sorellina. Gli avremmo voluto più bene? Io gli ho spiegato che lo amavamo come prima, anche se avremmo avuto meno tempo da dedicargli. Qualcuno mi ha chiesto se tentasse di picchiare la sorellina. Non penso che gli sia mai passato per la testa. E guai parlare male di lei!

La sera nel lettone Marcello coccola Amelia e le parla e lei cerca il suo sguardo e gli fa dei sorrisoni. Parliamo con lei e tra di noi e creiamo momenti preziosi che si depositeranno per sempre nel mio cuore.

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Marsupio terapia e amore

 

Amelia è arrivata!

La sua nascita è stata contrassegnata da qualche ostacolo, ma ce la siamo cavata. Prima di lei avevo avuto tre aborti interni e non ci speravo più. Ad ogni controllo ecografico io e mio marito avevamo la paura di molte famiglie che ci sono passate, quella di sentire la ginecologa dire “Mi dispiace, non c’è più battito”. Verso la trentesima settimana ho rischiato di perderla e così ho trascorso l’ultimo mese di gravidanza in ospedale. La mia placenta non era un posto sicuro e Amelia è nata un mese e mezzo prima con il cesareo. Subito trasportata in TIN in un altro ospedale, l’ho potuta vedere solo dopo due giorni.

Era proprio uno scricciolo! Quando Marcello mi chiedeva il suo peso, gli mettevo in mano due pacchi di farina e gli spiegavo che Amelia pesava un po’ di meno. Abbiamo dovuto aspettare altri dieci giorni prima di poterla abbracciare per la prima volta e una settimana per averla finalmente con noi in casa. E da quel giorno è stata ricoperta da coccole e abbracci nostri e delle zie!

In questo post voglio parlare di una pratica che ha fatto miracoli con Amelia e che mi sento di consigliare a tutte le neo mamme: la marsupio terapia.

 

La marsupio terapia

La marsupio terapia (Kangaroo mother care) è una tecnica messa a punto in Colombia negli anni ‘70 per salvare la vita ai neonati prematuri sopperendo alle carenze di incubatrici. Negli anni si è osservato che i benefici di questa pratica nei neonati in condizioni non critiche, cioè con un indice Apgar >6 e con peso superiore a 1200 grammi, sono migliori rispetto all’uso delle incubatrici e si estendono anche ai bambini nati a termine, in quanto incoraggia l’avvio all’allattamento al seno e favorisce un legame sicuro con la mamma.

 

In cosa consiste

In sostanza è il contatto pelle a pelle tra mamma e figlio. La mamma pone il figlio, con indosso solo pannolino, calzini e cuffietta, sulla sua pancia nuda e con la testa fra i seni. Le orecchie del neonato poggiano sul petto della mamma per ascoltare il suo battito cardiaco. Le gambine sono piegate tipo “rana” per evitare l’insorgere di problemi alle anche. Il neonato viene infine coperto con un telo, o meglio, contenuto in un marsupio, che permette alla mamma di muoversi più agevolmente.

La terapia dovrebbe durare almeno 1 ora e mezza per due volte al giorno.

Alcuni benefici di questa pratica

Il contatto pelle a pelle abbassa il livello di stress del neonato che deriva dal distacco dalla mamma alla nascita e questo influenza favorevolmente il suo metabolismo.

Il calore corporeo della mamma si adegua alle esigenze del figlio: la temperatura sale quando sente freddo e scende quando ha caldo, evitando in questo modo sbalzi di temperatura. Questo avviene anche con il papà!

Studi confermano che la terapia ha un buon impatto sui livelli di ossigenazione e saturazione.

La crescita dei neonati sottopeso viene agevolata. La vicinanza del viso del cucciolo ai seni materni è uno stimolo irresistibile per l’allattamento al seno e questo aspetto si rivela utilissimo quando i bambini hanno dovuto iniziare a nutrirsi con il sondino o con il biberon. In uno studio è risultato che l’82% dei neonati trattati con la marsupio alle dimissioni vengono alimentati al seno in modo esclusivo.

Io e Amelia abbiamo praticato la marsupio terapia in maniera decisamente più spartana, ma con ottimi risultati!

La praticavamo la mattina, quando Marcello era a scuola. Io ero sempre assonnata, perché i primi giorni davo il biberon ad Amelia ogni 3 ore. Ci infilavamo nel lettone al calduccio sotto le coperte (era inverno) e Amelia dormiva beatamente sopra di me, solo con il suo pannolino. In quel periodo ancora non ero riuscita a farle prendere il latte dal seno. Avevo quasi desistito, ma un’infermiera che aveva avuto Amelia in TIN mi diceva di insistere con la marsupio terapia e di “ubriacarla” di tette! C’è voluto un po’, ma verso i due mesi ce l’abbiamo fatta!

Ora, la qualità del latte è stata sempre la stessa in TIN e a casa, il mio. Io non so cosa sia stato, i nostri abbracci, l’amore che circola in una famiglia o la marsupio terapia. Fatto è che nella sua prima settimana in famiglia Amelia è “lievitata”. Da magrolina tutta pelle il suo viso si è riempito e le sue gambine sono diventate delle belle cosciotte tornite. Sono sempre più convinta che nell’universo magico del bambino l’amore sia un ingrediente imprescindibile per la crescita.

CoderDojo, quando la tecnologia ti rende in gamba

Costruire Robot, far suonare la frutta, creare meccanismi e realizzare oggetti, ma soprattutto imparare a programmare. Queste sono alcune delle attività che organizzano in tutto il mondo i club CoderDojo, per la gioia delle bambine e dei bambini dai 7 ai 17 anni.

Tempo fa ho avuto la fortuna di conoscere Danila Leonori, la fondatrice di un club CoderDojo locale e parlando ho scoperto che è un’esperta informatica che spesso organizza  delle attività per i bambini. Così, quando ha invitato Momo a prenderne parte, mossa dalla curiosità, ho partecipato all’evento e sono venuta a conoscenza del fantastico mondo del CoderDojo!

Qui potete leggere la storia del club CoderDojo nato a Tolentino, uno dei Comuni colpito dal sisma nel 2016 e  il contributo che Danila Leonori, insieme ad altri volontari, detti mentor, ha voluto dare  per la rinascita delle zone terremotate.

CoderDojo ci mostra che esistono diversi utilizzi della tecnologia che espandono la creatività e la gioia della condivisione.

Ma partiamo dall’inizio

CoderDojo, cos’è e cosa fa

CoderDojo è un  movimento senza scopo di lucro nato in Irlanda nel 2011, che si sta diffondendo in tutto il mondo. Il suo proposito è quello di insegnare a programmare ai bambini dagli 7 ai 17 anni.

A livello locale è organizzato in club, detti Dojo, gestiti da mentor che si occupano di tutto ciò che riguarda l’organizzazione degli eventi, dalla ricerca della sala alla preparazione delle attività e all’eventuale coinvolgimento delle istituzioni pubbliche, come ad esempio le scuole.

La partecipazione all’evento è gratuita. Si richiede solo la presenza dei genitori, un computer e il programma Scratch, scaricabile gratuitamente.

CoderDojo ha solo una regola:

“Soprattutto sii in gamba!” , il bullismo, mentire, far perdere tempo e cose così, non è da persone in gamba. 

La condivisione è una parte importante della filosofia dei Dojo. Un motto recita:

Chiedi a tre poi a me (ask three, than me)

che significa che quando un bambino si arena su un problema, prima chiede aiuto prima ad almeno tre compagni, poi se proprio non è arrivato alla soluzione, chiede al Mentor.

Questa filosofia attraversa ogni aspetto del movimento. Le piccole programmatrici e i piccoli programmatori incontrano altre persone con la stessa passione e vengono incentivati a condividere e collaborare, così che programmare diventa un’esperienza socializzante.

Cosa si impara nei laboratori 

Nei vari Dojo italiani le bambine e i bambini hanno preso confidenza con HTML, CSS JavaScript. Inoltre si sono divertiti a sviluppare siti web, apps e piccoli videogiochi con Scratch.

Spesso vengono organizzate anche attività suggestive indirizzate ai bimbi dai 5 anni, come la costruzione di Robot, varie applicazioni di Makey Makey, la creazione di meccanismi con attività di tinkering. 

Qui potete trovare il CoderDojo più vicino a voi. La mappa non è comunque completa, per cui vi consiglio di fare anche una ricerca con il motore di ricerca.

Scratch, Makey Makey e tynkering sono nuove parole entrate nel mio vocabolario grazie a Danila, che come sempre si è resa disponibile a spiegarmene il significato.

Cosè Scratch

Scratch è un linguaggio di programmazione didattico progettato dal MIT (Massachusetts Institute of Technology), che ne ha reso disponibile il download gratuito.

Con Scratch si possono elaborare animazioni,  storie interattive, giochi e tanto altro. Essendo un linguaggio “grafico” si adatta bene all’uso da parte dei bambini.

Come spiega bene il programmatore friulano Gianpiero Riva nel suo articolo:

“Scratch è fondamentalmente un linguaggio di programmazione orientato agli oggetti. Gli oggetti vengono denominati Sprites e possono raffigurare qualunque cosa venga in mente al programmatore come un gatto, un’auto, una palla. Il comportamento di ogni oggetto (movimento, suoni, … ) viene definito tramite una logica di funzioni che si attivano al verificarsi di determinati eventi ; le funzioni si costruiscono mettendo assieme sequenze di mattoncini colorati che sono in grado di implementare tutte logiche più elementari della programmazione informatica come i cicli, le condizioni, le variabili…”

I bambini imparano così ad usare concetti di calcolo matematico e a ragionare in modo sistematico e i progetti possono essere facilmente condivisi con altri utenti del web.

Lo slogan di Scratch non poteva che essere:

“Immagina, Programma, Condividi”

Lo potete scaricare gratuitamente qui.

Control the world con Makey Makey

Girl geek life descrive Makey Makey come un kit in grado di trasformare tutto in una tastiera del computer.

Nei video qui sotto trovate alcuni esempi delle sbalorditive applicazioni di Makey Makey:

Tinkering per sperimentare la scienza

Tinkering è un approccio alla scienza attraverso attività pratiche di progettazione e costruzione, creazione di meccanismi ed esplorazione. I piccoli inventori utilizzano motori, lampadine led, batterie, materiali da riciclo, rotelle e quant’altro possa servire per i loro progetti.

Nei video qui sotto trovate un esempio di tinkering preso dal web. Con l’uso di bicchieri, colori, motorini, fili elettrici e batterie si possono costruire robot che camminano e colorano!

Dopo questa bellissima esperienza aspettiamo il prossimo evento.

 

 

 

 

 

 

La catapulta fai da te

Finalmente ho dato un senso alle stecche di gelato che avevo messo da parte perché non si sa mai. Quando ho visto l’immagine della catapulta in Pinterest  me ne sono innamorata e sapevo che anche a Momo sarebbe piaciuta! Così L’abbiamo realizzata anche noi.

Occorrente:

  • 9 stecche di gelato. Io le avevo messe da parte ogni volta che Momo mangiava un gelato, ma le potete in qualsiasi supermercato o qui
  • un cucchiaino o misurino. Ho provato entrambe le versioni e  con il misurino in plastica il lancio viene meglio
  • vari elastici per costruire la catapulta e per le successive riparazioni!

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Con l’elastico rosso ho legato insieme 7 stecche ai due estremi. Con l’elastico azzurro ho legato due stecche da una parte sola, stringendo di meno:

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Ho inserito le 7 stecche tra le altre due. Più le stecche saranno verso l’elastico blu, più la spinta della catapulta sarà forte:

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Le ho legate insieme incrociando un elastico:

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Infine ho legato il misurino con più elastici. Ecco la catapulta!

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La catapulta nella foto sotto è la nostra prima versione. Momo si è divertito a bersagliare l’orologio con le palline di Didò

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Qui trovate il tutorial americano da cui ho preso spunto.

Buon divertimento!

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I’esperimento dei vasi comunicanti e il mix di colori

Qualche giorno fa Momo mi ha chiesto: “Mamma, hai un’idea?”. Questo è il suo modo di dirmi che vorrebbe fare un esperimento, uno qualsiasi. Per fortuna ne avevo già in mente uno facilissimo da preparare: i  vasi comunicanti.

Occorrente:

  • 3 barattoli di vetro
  • brocca con acqua
  • due colori alimentari o tempere di colore rosso, blu o giallo.
  • carta assorbente

Ho chiesto a Momo di versare l’acqua della brocca nei barattoli di destra e di sinistra. Poi ho piegato a metà 2 fogli di panno carta e li ho messi come nella foto sotto.

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Poi Momo ha versato della tempera blu e rossa nei barattoli con l’acqua e ha mescolato con un pennello. Inavvertitamente un po’ di blu è andato a finire nel rosso, che si è trasformato in un lilla!

Ora bisogna aspettare, aspettare e ancora aspettare!

Alla fine il risultato sarà questo:

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L’acqua dei barattoli laterali, attraverso la carta assorbente, si è riversata nel barattolo centrale fino a quando non è arrivata allo stesso livello, secondo il principio dei vasi comunicanti: un liquido contenuto in due o più contenitori comunicanti tra loro raggiunge lo stesso livello. Nel nostro caso il livello è stato raggiunto il giorno dopo.

Il colore dell’acqua del barattolo centrale è derivato dal mix di colori blu e lilla.

Esperimento riuscito! A presto!

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Un libro di mostri da inventare e costruire

Come trascorriamo un pomeriggio uggioso di sabato?

Costruiamo mostriciattoli!

Stavo cercando un libro con figure da ritagliare o piegare, quando la commessa mi ha mostrato questo libro.

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Il libro contiene diverse pagine piene di sagome pretagliate di faccia, braccia, mani, gambe, piedi  dei mostri da attaccare con i fermacampioni. Le combinazioni sono infinite.

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Grazie ai fermacampioni tutte le parti dei mostri sono mobili.

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Per realizzare la faccia ci sono occhi mobili adesivi e stickers di occhi, naso e bocca.

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Ecco i nostri mostri!

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Ci sono 5 facce per creare i mostri.  Il retro di ogni parte è di colore diverso. L’unica pecca è che i fermacampioni sono sufficienti per tre mostri. Per gli altri due bisogna acquistarli a parte.

I movimenti per piegare e aprire i fermacampioni e per attaccare e staccare gli stickers aiutano a sviluppare la motricità fine

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E ora tutti a letto!

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Questo libro è piaciuto molto a Momo e ci gioca spesso.

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Imparare a leggere giocando

Circa un anno fa Momo aveva sviluppato una passione esplosiva per le lettere e la scrittura. Qui potete trovare alcune delle attività che gli proponevo per aiutarlo ad approfondire il suo interesse. Dopo un po’ l’attrattiva per le lettere è scemata e Momo è passato ad altro (Star Wars, dinosauri, Halloween…)

Questo disinteresse è durato fino all’estate scorsa quando, complice la spiaggia di Viserba, Momo ha iniziato a scrivere nella sabbia le parole che gli chiedevo senza suggerirgli le lettere. Complici anche i bambini più grandi che, vedendoci fare questo gioco, hanno iniziato a scrivere parole corte e a chiedere a Momo cosa avessero scritto. E così Momo sta imparando a leggere.

Qualche giorno fa stavo leggendo nel testo La scoperta del bambino di Maria Montessori, che il bambino legge i suoni che compongono una parola con la stessa lentezza con cui la scrive. Invece egli afferra il senso della parola quando è pronunciata velocemente e con i giusti accenti. E così è nata questa attività:

Ho scritto in alcune etichette nomi di oggetti presenti nella stanza

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Ho chiesto a Momo di leggere. Prima ho aspettato senza fretta che pronunciasse tutte le singole lettere. Poi gli ho detto: “Più veloce, più veloce!” E man mano che ripeteva più velocemente, si faceva chiara nella sua mente la parola intera e il suo significato.

Una volta capito il senso, Momo doveva attaccare l’etichetta all’oggetto presente nella stanza

Non sembra, ma è un pianeta circondato da meteoriti.
Non sembra, ma è un pianeta circondato da meteoriti

 

tavolo

 

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Questa attività è piaciuta molto a Momo e l’ha voluta ripetere più volte.

 

Avvitare, svitare, carteggiare – oggi giochiamo con il legno

Cosa fare quando un bambino di 5 anni ti dice senza mezzi termini che vuole costruire con il legno? Io, che nella mia vita al massimo ho montato un mobile dell’Ikea, ho chiesto suggerimenti nel gruppo facebook mamme e papà montessoriani, dove  mi hanno dato diverse idee.

Ecco,  tra le tante proposte, quelle che ho messo in pratica con il fondamentale aiuto di mio marito.

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Con un morsetto ho fermato sul tavolino un blocco di legno . Nel mio caso l’avevo già in casa, ma se non ne avete, potete chiedere ad una falegnameria se vi regala qualche scarto di lavorazione. Ho praticato dei fori con l’avvitatore e tre viti autofilettanti e ho inserito una rondella tra le viti e il legno. Momo si è divertito ad avvitare e svitare con l’avvitatore.

Poi il papà ha pensato di avvitare una tavola di compensato al blocco di legno. Momo ha iniziato ad avvitare e svitare le viti e a praticare fori sul compensato con il cacciavite.

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A questo punto è necessario carteggiare per levigare il legno e togliere i trucioli

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Soddisfatto del proprio lavoro, Momo ha messo a posto il cacciavite e si è messo a fare altro.

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Altri suggerimenti sono proposti da Elisa Pellegatta, titolare de La bottega di Mattia. Elisa organizza laboratori per bambini dove si lavora con il legno e mi ha permesso gentilmente di pubblicare le foto di alcuni lavori.

Queste composizioni sono state realizzate dai bambini nel laboratorio che Elisa ha tenuto presso la Fiera del bambino naturale , usando scarti di falegnameria, colla Vinavil e chiodini:

ph. credits: Marco Foglia
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Pista delle biglie:

ph. credits: Marco Foglia
ph. credits: Marco Foglia

Tavola di compensato, occhielli a vite e corda:

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Infine un gioco semplice, ma di grande successo, costruito da Elisa per la gioia dei suoi bimbi di due e quattro anni, usato più e più volte: un tavolino dove sono stati praticati fori adatti a chiodi di diverse dimensioni, da avvitare e svitare.

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I bambini si divertono un mondo a lavorare con il legno. Provare per credere!

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Liberare i giochini con l’aceto

 

Ecco un esperimento che è piaciuto tanto a Momo: liberare i giochini con l’aceto.

Prima però li dobbiamo imprigionare. Cosa occorre:

  • Giochino di piccole dimensioni
  • Piccolo contenitore o vaschetta per il ghiaccio
  • bicarbonato
  • acqua

Inserite il giochino nel contenitore e ricopritelo in parte di bicarbonato. Tenete conto che bisognerà creare una miscela di tre parti di bicarbonato e una parte di acqua. Momo ha versato 6 cucchiaini di bicarbonato e due cucchiaini d’acqua.

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Mettete in freezer qualche ora.

Ora tirate fuori il contenitore dal freezer. Io ne ho preparati due. I giochini sono incastrati nella miscela.

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L’esperimento può iniziare

L’ unico ingrediente che serve è l’aceto. Versiamolo sopra il giochino.

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e vediamo come aceto e bicarbonato reagiscono formando tante bollicine

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E così possiamo liberare i nostri giochini

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Ma se siamo stanchi di versare aceto, ci vengono in aiuto scalpello e  martello

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Con un po’ di acqua i giochini saranno più puliti che mai e la miscela che avanza si può usare come prodotto di pulizia.

Questa idea è stata presa dal blog fun-a-day . Qui trovate l’attività originale.

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A presto!

 

Giocare con le ombre

Momo ha ereditato dal padre la passione per Star Wars.

Un giorno ha aperto un cassetto nel corridoio e con grande nostra sorpresa, ha trovato i pupazzetti dimenticati dei vari personaggi che avevo regalato per gioco al mio futuro marito più di 10 anni fa.

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Ora sono passati a lui e ci gioca ogni giorno.

Così ho cercato qualche attività in tema e sono capitata nel blog Childhood 101 dove ho trovato questa idea:

Il gioco delle ombre di Star Wars

Star wars ridotto

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Cosa occorre?

  • Immagini da stampare e ritagliare di Star Wars, che trovate qui
  • forbici
  • taglierino
  • spiedi, che potete trovate al supermercato o bastoncini o colori
  • Nastro adesivo
  • Torcia

Come si procede:

Ritagliate con le forbici il contorno delle immagini e con il taglierino praticate tutti i fori interni. A questo punto suggerisco di plastificare ogni personaggio, per renderlo più resistente. Poi attaccate gli spiedi alle immagini con il nastro adesivo.

Ora basta chiudere le finestre, spegnere le luci e accendere la torcia e la magia ha inizio!

Ma non tutti sono appassionati di Star Wars. 

Se i bambini sono grandi possono provate a realizzare da soli le sagome dei loro personaggi preferiti. Disegnate il vostro personaggio o fate fotocopie dai vostri libri o riviste. Ritagliatene la sagoma e riproducetela su un cartoncino nero.

Altrimenti qui sotto trovate due link a immagini stampabili gratuitamente:

  • In the playroom: In fondo all’articolo troverete tutto il set e i personaggi della favola I tre porcellini da stampare
  • Julep: Ci sono vari personaggi di Halloween da stampare

Naturalmente potete acquistare sagome personalizzate dei vostri personaggi preferiti. Ad esempio in questo negozio troverete una persona molto gentile che realizzerà le vostre richieste.

Infine qui trovate un tutorial molto chiaro per costruire un vero e proprio teatrino delle ombre.

Buona creatività a tutti!

Incontriamoci nel gruppo facebook A che gioco giochiamo  per scambiarci le nostre idee.